La Borsa Sociale

21 aprile 2010 alle 10:57 | Pubblicato su Uncategorized | Lascia un commento

Nuove riflessioni e proposte per la sicurezza alimentare nei Paesi in via di sviluppo

Nel n°4 del 2008 di Reach Italia Notizie avevamo parlato della Borsa africana. In quell’articolo abbiamo voluto evidenziare il “disastro” della Borsa dei Paesi ricchi e la crisi che ne è seguita: disastro dovuto principalmente a fenomeni speculativi e mancanza totale di principi etici nella gestione delle finanze. Si voleva dire che il mondo ricco, oltre a non fare nulla di significativo per i poveri (oltre 1 miliardo di persone soffre la fame nel mondo) ha fatto un clamoroso autogol che lo sta impoverendo e ciò non per la ricerca di un sano profitto, ma solo per avidità di sempre maggiori ricchezze.

Una visione evangelica dipinge bene questa situazione: “ricchi sulla Terra, siete vissuti nelle delizie e nelle morbidezze, avete pasciuto i vostri cuori, avete condannato e ucciso il povero, ma ora piangete, urlate per le vostre sciagure”. Questo passo non condanna i ricchi in quanto tali, ma solo chi per avidità ignora la sofferenza del povero. La crisi economico-morale e soprattutto le conseguenze che sono sotto gli occhi di tutti, sta facendo fare delle riflessioni agli uomini avveduti e sono maturi i tempi per comprendere che l’avidità non porta alcun bene e che è necessario trovare il giusto equilibrio nella finanza mondiale che tenga in debito conto non solo dello sviluppo e del benessere di un quarto della popolazione mondiale, ma anche dei milioni di diseredati che sono privati di ogni dignità perché poveri, anzi poverissimi. Molto si è parlato della famosa “Banca dei Poveri”, ma ultimamente anche questo progetto ha deluso unitamente ad altre iniziative, anche italiane, che non hanno prodotto risultati significativi perché troppo ristrette e non inserite nei canali finanziari ed economici mondiali.

Il quadrimestrale “Aretè” dell’agenzia delle ONLUS ha pubblicato (vedi n°3 del 2009) l’articolo intitolato “Verso la Borsa Sociale” che noi di Reach Italia abbiamo molto apprezzato, in quanto affronta in modo convincente la logica della creazione dell’Impresa a Finalità Sociale (IFS), che al contrario di un’impresa tradizionale, il cui unico scopo è quello di realizzare il massimo profitto possibile, ha come obiettivo la creazione di un valore sociale ed ambientale; l’equilibrio economico-finanziario ne rappresenta il vincolo. In sostanza nella IFS non si esclude il profitto: tuttavia questo è condizionato da un interesse superiore e collettivo.

Questo tipo di impresa dovrebbe avere norme statutarie che pongono un limite alla distribuzione degli utili ed abbiano la possibilità di emettere azioni, che possono essere acquisite da “investitori responsabili”, sia pubblici che privati, interessati ad un ritorno sociale implicito nello scopo di pubblica utilità. L’equilibrio economico-finanziario potrebbe essere raggiunto anche godendo di benefici fiscali che incoraggerebbero ad aumentare gli investimenti in questa direzione. Stiamo parlando quindi non di donatori che offrono denaro senza aspettarsi la restituzione, ma di investitori che non hanno obiettivi puramente speculativi, cioè persone ed enti che sono disposti ad investire in imprese, banche o altro, che vogliono perseguire il benessere sociale ed ambientale anche a costo di un minore rendimento economico.

La nostra convinzione è che così operando si potrebbe affrontare in modo concreto e significativo pure il problema del sottosviluppo dei poveri investendo presso Paesi e persone degradati dalla mancanza di risorse finanziarie. La via dello sviluppo nasce necessariamente da tre elementi: risorse finanziarie, lavoro e regole universalmente riconosciute. Certamente questo aspetto merita un approfondimento che non abbiamo lo spazio di effettuare; basti solo dire che la garanzia di perseguire gli scopi sociali ed ambientali viene dalla base del capitale messo a disposizione, non da chiunque ma da “investitori responsabili” che, come abbiamo detto, si aspettano sì un profitto, ma strettamente condizionato dall’obiettivo sociale dichiarato che si vuole raggiungere. Su questa base può nascere la Borsa Sociale come strumento finanziario non alternativo, ma complementare alla Borsa governata dal solo profitto, che va spesso fuori controllo per attività speculative selvagge messa in atto da persone senza scrupoli. La Borsa Sociale potrebbe poi trovare anche una giusta applicazione per finanziare, come sopra detto, lo sviluppo dei poveri.

A tale proposito, Reach Italia, attenta alle opportunità finanziarie, sta investendo (una persona è stata assunta per questo scopo) per organizzare un progetto che non sia basato unicamente sulla raccolta e/o la possibilità di accedere a risorse pubbliche e private a fondo perduto, ma anche o principalmente sul finanziamento da parte di privati, aziende o persone fisiche. Parliamo di un progetto già messo in atto in passato, ma con altre modalità, in favore dei loro bambini vulnerabili e delle donne e che sono il fondamentale motore dell’economia agricola nei Paesi in via di sviluppo; economia che attualmente è solo di sussistenza perché mancante di mezzi e di programmazione.

L’idea è di finanziare l’attività agricola con l’obiettivo di raggiungere la sicurezza alimentare in zone degradate anche sotto il profilo ambientale. Ad una banca italiana che lavora solo per il terzo settore abbiamo chiesto di effettuare uno studio di fattibilità per la creazione di un “Fondo di Garanzia” per attivare un efficace micro-credito in favore delle donne. Non si tratta dunque di doni, ma di veri e propri investimenti presso una banca con finalità etiche per raggiungere obiettivi sociali di rilievo. Le donne africane non vogliono la nostra carità, ma hanno bisogno di mezzi finanziari per riorganizzare la loro attività agricola o artigianale; mezzi che restituiranno anche con un ragionevole interesse.

Nel prossimo numero vi daremo i dettagli di questa iniziativa. Ora chiediamo ai nostri lettori di manifestare il loro interesse per la creazione del predetto fondo di garanzia per attivare il micro-credito in favore delle “eroiche” donne africane.

Romano Ricci

Presidente di Reach Italia

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