Burkina Faso: i ricordi del viaggio solidale

27 aprile 2010 alle 09:04 | Pubblicato su Uncategorized | Lascia un commento

Il viaggio di Alessandra

Dalla volontà di SHELL di voler seguire da vicino i progetti solidali sostenuti con la raccolta punti del catalogo SHELL CLUBSMART, dalla necessità della Onlus REACH ITALIA di far conoscere il ruolo del sostegno a distanza e dal contributo dello sponsor SEIVIAGGI Tour Operator, che ha messo a disposizione un budget per i biglietti aerei, nasce il nostro viaggio in Burkina Faso: “La terra degli uomini integri”.

Al nostro arrivo a Ouagadougou siamo statiaccolti dal responsabile di Reach Africa, Monsieur Allain Long, uomo semplice ma autorevole, molto rispettato e apprezzato per ciò che con Reach ha saputo realizzare a favore del Sahel Burkinabé, con tutte le difficoltà del caso ed i pochi mezzi a disposizione.

Una splendida luna piena ha illuminato la prima cena tutti insieme sulla terrazza del nostro modesto hotel: era solo un anticipo della magia delle notti stellate del Sahel, la zona semi-desertica che confina con l’estremità occidentale del Sahara.

Un luogo dove è una lotta quotidiana trovare l’essenziale per vivere. Percorrendo i 300 km verso nord-est che separano Gorom-Gorom dalla capitale, ci siamo resi conto di come la vita si concentri intorno alle raccolte d’acqua: in queste pozze le donne prendono l’acqua per cucinare e per lavarsi, fanno il bucato, i bambini ci sguazzano felici mentre gli animali vengono ad abbeverarsi.

Nel Sahel, per trovare l’acqua, bisogna scavare dei pozzi profondi da 40 a 80 metri. Nella stagione arida, che dura mediamente nove mesi, è indispensabile raccogliere l’acqua piovana per soddisfare le necessità di ciascuno. Qui il concetto che “l’acqua non è una fonte inesauribile” è ben chiaro a tutti: quando finisce le famiglie sono costrette a lasciare queste terre!

Nella sede Reach di Gorom-Gorom abbiamo conosciuto uomini d’animo nobile che con professionalità, passione ed entusiasmo si impegnano ogni giorno per il diritto allo studio e il recupero delle terre. In Burkina Faso il tasso di analfabetismo è del 78%. Lo stato fa quello che può: i libri di testo, quando arrivano, sono uno ogni due alunni; costruisce le aule, che a causa delle intemperie sono soggette a continua manutenzione, ma sarebbe necessario anche realizzare la cucina, le latrine, il pozzo e l’impianto per accumulare l’acqua piovana. Reach interviene distribuendo il materiale scolastico a tutti i bambini e, cosa molto importante, all’inizio dell’anno scolastico! Un infermiere incaricato li segue dal punto di vista sanitario, va in tutte le scuole due o tre volte l’anno per visitarli uno per uno, fornisce i medicinali e aggiorna di continuo una cartella sanitaria. Inoltre Reach fornisce contributi alle scuole per riparare le aule, costruire le latrine, scavare pozzi. Il problema è che nonostante si faccia molto, questo non risulta mai abbastanza.

Cominciamo il nostro tour dalla scuola materna comunale di Gorom-Gorom: ci sono 123 bambini suddivisi su 3 classi, quella dei piccoli, dei mezzani e dei grandi; le lezioni si svolgono dalle 06.45 fino alle 11.30. Gli insegnanti sono giovani ragazzi che vengono da altre zone del Paese: hanno vinto un concorso, sono molto preparati e sono tutti maschi perché nel Sahel la vita è molto dura, c’è sabbia dappertutto e le ragazze non ci vogliono venire.

Ci hanno colpito questi educatori la cui dolcezza affiora in ogni gesto; si impegnano molto anche se hanno scarsi mezzi e inoltre ci chiedono di aiutarli a organizzare un centro estivo perché da giugno a settembre non ci sono attività per i più piccoli.

Nelle scuole di campagna è tutto ancora più difficile: i bambini fanno mediamente 3 km a piedi

per andare a scuola, ci sono classi di 105 alunni con un solo insegnante, non si riesce a interrogarli tutti, sono costretti a stare in 4-6 per banco, (450 alunni su 85 banchi) dei quali molti sono rotti; tra i piedi devono tenere la scodella per il pasto di mezzogiorno, a base di cereali locali, miglio o sorgo mischiato con il latte, quando c’è, oppure con acqua. Alle 09.00 si dovrebbe fare anche la colazione poiché la scuola inizia alle 07.30, ma se la farina scarseggia la cuoca prepara solo il pranzo. Non l’ideale per una giornata che comunque è lunga, dal momento che si continua anche nel pomeriggio dalle 15.00 alle 17.30.Nelle classi c’è equilibrio tra maschi e femmine, ma la difficoltà riguarda una forte dispersione scolastica: si avvia il primo corso con 56 alunni e si chiude l’ultimo anno con soli 8, perché le famiglie sono obbligate a spostarsi quando finisce il foraggio per gli animali o l’acqua per il proprio sostentamento.

Ogni classe ci ha tuttavia accolto contenti con una canzone: gli alunni cantano spesso ed alcuni di loro ci hanno ripetuto l’argomento della giornata cantilenando la lezione. Da noi sollecitati a farci delle domande ci hanno chiesto se gli scolari in Italia cantino in classe, se debbano pulire l’aula come loro e soprattutto se i banchi scarseggino come i loro.

Una richiesta ci ha colpito più di tutte le altre: un insegnante ci ha richiesto una sedia a rotelle a pedali per un suo allievo molto dotato con problemi di disabilità. É lo stesso maestro che lo va a prendere a casa tutti i giorni, lo mette sulla moto, lo porta a scuola e lo riaccompagna al termine della giornata. Sebbene questa sia una bella storia, qui il diritto allo studio per chi non è abile è una conquista ancora più difficile.

Il sistema scolastico è strutturato sul modello francese: scuola materna, corso elementare, college e infine il liceo per conseguire l’attestazione di studio BAC con la quale si accede all’università, che si può frequentare nella capitale o direttamente in Europa. Questo modello di studi non prevede la formazione professionale e molto spesso i ragazzi sono è costretti a lasciare il paese per trovare un lavoro adeguato all’alto livello d’istruzione raggiunto.

Reach Italia ha fondato una scuola di formazione meccanica dove i ragazzi o le ragazze, che non vogliono studiare o sono più portati per il lavoro manuale, possono imparare un mestiere. La scuola di meccanica di Ouaga prevede 3 corsi teorico-pratici con 15 alunni per classe, gli alunni del 1° corso hanno il sostegno, oltre al materiale scolastico e alla tuta da meccanico viene data anche una bicicletta poiché molti di loro arrivano dalla periferia e devono percorrere fino a 15 km per andare a scuola. Si comincia facendo pratica su motori di varie case automobilistiche arrivati dalla Svizzera, in seguito i ragazzi, seguiti dagli insegnanti, riparano gli automezzi delle ONG e delle Ambasciate con le quali sono stati stipulati degli accordi, queste entrate permettono così alla scuola di autofinanziarsi. Chi supera l’esame finale ottiene il diploma riconosciuto dal Ministero e ha in regalo la patente di guida.

Il Burkina non è un paese autosufficiente, per soddisfare il fabbisogno della popolazione, deve importare i cereali da altri paesi. Si è scelto di coltivare il cotone per esportazione seguendo promesse di facili guadagni mai arrivati e ora se ne pagano le spese. Come dice Amadou Boureima, uno dei “Grandi Uomini” di Gorom-Gorom”, forse futuro Sindaco: “La lotta alla povertà comincia dalla lotta alla povertà del suolo”. Questa lotta consiste nell’aratura del terreno con un particolare aratro, trainato da un potente trattore, che scava delle mezzelune profonde 40 cm e lunghe 7 mt, in questo modo “La terra vede il sole dopo centinaia di anni”, affiora quella fertile dove si pongono i semi e l’acqua caduta durante la breve stagione delle piogge, che si raccoglie nelle buche, fa crescere i primi ciuffi di foraggio per gli animali; già dopo un anno si cominciano a vedere i primi risultati. Si tratta di una tecnica molto antica e semplice praticata dalle popolazioni locali ma di difficile realizzazione con i pochi mezzi a loro disposizione da qui l’intervento di uno scavo meccanico applicato su grande scala. La popolazione ha capito che la collaborazione funziona e sono proprio i contadini a richiedere l’aratura del loro terreno tramandato di generazione in generazione, tutto il villaggio è coinvolto nella semina.

Sorvolando la zona si possono vedere i colori delle varie fasi, è emozionante vedere che dopo tre anni il deserto si colora di verde. Maggiori dettagli sul progetto sul sito: http://www.reachitalia.it/documenti/progetti/recupero_terre.pdf

Lasciamo il paese con la consapevolezza di aver conosciuto un popolo degno di grande rispetto e che noi europei siamo responsabili dell’imposizione di un modello di vita il quale ha portato bisogni non necessari rompendo il loro equilibrio.

Conoscevamo già l’impegno di Reach in Burkina Faso, ma aver dato un volto e un nome ad ogni “Uomo Integro” che crede in questi progetti e si batte ogni giorno per realizzarli, ci fa sentire in dovere di fare di più. Un ringraziamento particolare a Georgette che ci ha accolto facendoci sentire a casa nostra e ci ha accompagnato a “Muovere l’economia locale”, Madame Burkinabè è un pilastro importante, da sempre a fianco del marito Allain.

Alessandra Beretta

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