“Il sostegno senza distanza”, il solito marketing nominale

14 settembre 2012 alle 07:50 | Pubblicato su Uncategorized | Lascia un commento

Riportiamo quest’articolo de “La Voce d’Italia” che mostra le pratiche scorrette di alcune associazioni, a differenza di Reach Italia, sempre molto attenta all’aspetto etico della comunicazione:

L’Associazione “Ai.Bi.” (Amici dei Bambini) ha elaborato una campagna comunicativa trasformando il termine del sostegno a distanza in sostegno senza distanza. “Il termine distanza “sta’ lontano da me”, “non ti avvicinare” e ancora evidenzia il concetto del “tu stai là ed io sto qua. Tutto il contrario di ciò che dovrebbe realizzare questo stupendo strumento di “vicinanza” a chi ha bisogno di un aiuto capace di andare ben oltre il semplice concetto di solidarietà. Dovremmo quindi veramente sforzarci di dare un altro nome a questa forma di accoglienza”. Leggendo quest’introduzione, si ha l’impressione di una efficace svolta comunicativa in grado di trasmettere messaggi significativi dal punto di vista etico. Sfogliando l’ultimo numero monografico, si rilevano, però, tante contraddizioni. La più evidente è quella in cui sono tante associazioni a cadere con l’obiettivo maldestro di portare a casa qualche risultato sfruttando l’emotività delle persone. E’ più volte confuso il termine “sostegno” con “adozione”; nonostante sia stata più volte ribadita la sostanziale differenza tra queste due forme d’aiuto. L’adozione indica un vincolo familiare che nella pratica del sostegno a distanza non sussiste.
E’ poi alquanto strano che una realtà, così attenta ai nomi da attribuire a strumenti, campagne ed attività, non si ponga nessun problema nell’usare l’espressione “Scegli il tuo bambino” che rimanda ad un lessico da supermarket. Sarebbe opportuno che nel campo della solidarietà siano privilegiate le esigenze, dando priorità ai bambini che vivono in aree fortemente sconvolte dalla povertà o da particolari problemi sociali, piuttosto che permettere al nuovo sostenitore di scegliere chi aiutare.
L’”Ai.Bi.” nella sua strategia comunicativa cade nel problema che affligge il mondo delle grandi organizzazioni operanti nel campo della cooperazione internazionale: il difficile compromesso tra solidarietà e marketing.
Le contraddizioni riscontrate non si limitano solo all’ultimo numero di “Ai.Bi. Notizie” ma anche a quanto letto sul blog dell’associazione, dove, per salvare il sostegno a distanza, si propone di vietare le forme di pubblicità per questo strumento. “Occorre istituire il divieto di pagare la pubblicità utilizzando i fondi raccolti con i sostenitori a distanza: il sostegno a distanza non è un prodotto né un detersivo con cui lavarsi la coscienza”. Concetti condivisibili, ma sarebbe giusto che questa linea sia seguita in ogni attività comunicativa da parte di tutte le organizzazioni, senza cadere nelle tentazioni del marketing.

Fonte: Ciro Troise per “La Voce d’Italia”

Clicca qui per leggere l’articolo originale

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