Lotta al fumo: bisogna ripartire da forti motivazioni

12 ottobre 2012 alle 07:58 | Pubblicato su Uncategorized | Lascia un commento

Il prossimo 2 novembre si terrà a Verona il congresso nazionale della Società Italiana di Tabaccologia. Il tabagismo resta la prima causa di morte evitabile nel nostro Paese e la volontà del Sitab è di riportare al centro dell’attenzione la questione della lotta al fumo, considerando che rappresenta una delle ultime voci degli investimenti della salute pubblica e privata in Italia.

I dati comunicati dall’Ossfad (Osservatorio su fumo, alcool e droga dell’Istituto superiore della sanità) lo scorso 31 maggio, giornata mondiale senza tabacco, fotografano una situazione molto complessa in merito alla lotta al fumo.
L’Italia in Europa si consolida come uno dei paesi con maggior numero di fumatori, con percentuali superiori a Francia, Spagna, Gran Bretagna ma inferiori alla Germania. Vengono fumate 140 milioni di sigarette al giorno, l’età maggiormente esposta a tale vizio è quella dai 25 ai 44 anni ma il fumo è una realtà con cui ci si relaziona quando si è molto giovani.

Secondo le statistiche dell’Ossfad, si inizia a fumare da adolescenti (17,3 è l’età media). Il 66,5% dei fumatori è stato influenzato dagli amici; la motivazione è l’ebbrezza del rito da provare, dell’esperienza da vivere secondo i consigli dei ragazzi più grandi. Per molte persone poi diventa un’abitudine; infatti, per il 93,4% dei fumatori le sigarette sono un rito quotidiano; neanche la crisi ferma “le bionde”, per il 76,2% è invariata la quantità di sigarette acquistate al giorno.
Il vizio è di quelli economicamente salati, un fumatore in media spende 14 euro a settimana, cioè 56 euro al mese.

Con queste cifre si potrebbero sostenere due bambini a distanza, offrendo loro l’istruzione, almeno un pasto caldo al giorno e l’assistenza sanitaria. Il progetto di Reach Italia onlusSpegni il fumo, accendi la vita” si propone di sensibilizzare tutti proprio in merito a quest’argomento. Con i fondi risparmiati per una pratica velenosa, si può aiutare un bambino che vive nei paesi più poveri del mondo. La convinzione di partenza è che la lotta al fumo debba suggerire forti motivazioni per portare molte persone ad abbandonare le sigarette.

Bisogna agire sull’aspetto psicologico; la percezione che le sigarette siano un veleno è abbastanza diffusa. Lo dimostrano anche i dati: dal 6,7% nel 2011 si è passati al 9,2% nel 2012 riguardo ai fumatori che hanno ridotto il consumo, ma sono invece in calo i tentativi di smettere (dal 26,7 del 2011 al 23,0 del 2012) perché l’abbandono di una pratica quotidiana è una scelta difficile che non tutti riescono a compiere. Una strada può essere quella delle forti motivazioni, come proprio la solidarietà e l’aiuto da elargire a bambini che combattono quotidianamente contro povertà, malnutrizione e violenze.

Fonte: Ciro Troise per “La Voce d’Italia”

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