Schino (Reach Italia Onlus): “Nessuno lasci la propria famiglia per inseguire un futuro che non c’è”

27 giugno 2014 alle 09:12 | Pubblicato su Uncategorized | Lascia un commento

schinoGli sbarchi degli immigrati sulle nostre coste, la difficoltà dell’Italia ad accoglierli, i venti di ostilità ma soprattutto i gravi rischi sulla salute che affrontano coloro i quali vivono i cosiddetti “viaggi della speranza”. Il dibattito sull’immigrazione è sempre attuale, ma troppo spesso si dimenticano le cause di questo fenomeno. La missione da compiere dovrebbe essere estirpare la povertà, la fame, aiutare le persone a trasformare i luoghi in cui vivono e a non dover fuggire per scappare dalle guerre e dalle condizioni disastrose di molte zone, soprattutto dall’Africa. A tal proposito, abbiamo intervistato Carlo Schino, presidente di Reach Italia Onlus, realtà attiva dal 1988 sul fronte del sostegno a distanza e dei progetti di cooperazione internazionale.

Non sembra ridimensionarsi il dramma umano degli sbarchi a Lampedusa. Come si dovrebbe affrontare questo fenomeno?


“Affrontare il problema a valle sarebbe un’operazione sbagliata, si affronterebbe il problema in superficie e non nella sua radicalità. Bisognerebbe riflettere sulle cause dell’immigrazione, la soluzione è fare in modo che sempre meno persone siano così disperate da lasciare il proprio contesto per inseguire altrove una vita diversa, lontana da tante sofferenze. Bisognerebbe aiutare i Paesi più poveri del mondo a percorrere la strada dello sviluppo economico e sociale”


Per aiutare i Paesi più poveri del mondo, potrebbe essere utile un’interazione più forte tra lo Stato e le ong?


“Certamente, invochiamo da molto tempo un dialogo fitto in tal senso ma ahimè non abbiamo ottenuto grandi riscontri. L’attività delle ong è fondamentale, rappresenta un aiuto concreto, una guida in contesti socio-economici difficili con i progetti di cooperazione internazionale che possono spianare la strada dell’autosviluppo”


Reach Italia in tal senso è una realtà molto attiva, che lavora su molti progetti di cooperazione internazionale. Che risultati riscontrate nella vostra attività quotidiana?


“Agiamo su diversi ambiti e i risultati sono spesso importanti. Uno dei progetti che seguiamo da più tempo è quello per il recupero delle terre fortemente desertificate nel Sahel Burkinabè, attraverso la tecnica del water harvesting. Si punta a ridare fertilità ai terreni attraverso le piogge naturali, in questo modo vogliamo fare la nostra rivoluzione: portare la vita dove non c’è. Abbiamo già raccolto migliaia di ettari e, attraverso l’aiuto dei nostri sostenitori, speriamo di migliorare sempre di più i dati del progetto”


Non solo la terra ma anche il diritto ad un’alimentazione sana e allo studio sono i vostri cavalli di battaglia. Ci racconti i progetti realizzati in tal senso?


“Si, la lotta alla malnutrizione dovrebbe essere una priorità assoluta per tutti. Noi, oltre all’impegno con il sostegno a distanza, lavoriamo al progetto “Mangio anch’io” che punta al potenziamento delle mense scolastiche in Repubblica Democratica del Congo, Niger, Mali e Burkina Faso. I bambini dell’Africa vogliono studiare, lo dimostrano i chilometri che spesso devono percorrere per raggiungere le scuole. Per aiutarli, abbiamo lanciato il progetto “Sos Scuole – Strutture ora sicure” per ristrutturare gli edifici scolastici fatiscenti e fornirli delle attrezzature necessarie”

Cosa vi aspettate dal Governo?

“Ci aspettiamo che consideri la cooperazione internazionale veramente una priorità, comprendendone il suo valore anche in relazione all’immigrazione, che si operi in tal senso a favore dell’impegno delle ong, verificando sempre la trasparenza dell’operato svolto. Sarebbe ora che ci fosse una svolta, cominciando a stabilire che il sostegno a distanza è una delle forme d’aiuto più efficaci. Serve un cambiamento nella sostanza e nel metodo, considerando il dialogo con le ong un passaggio fondamentale per raggiungere obiettivi seri e concreti”

Fonte: Ciro Troise per “La Voce d’Italia”

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