“La Strada delle Stelle”, quel libro scritto con Don Gallo e il pensiero alla solidarietà

6 luglio 2014 alle 11:22 | Pubblicato su Uncategorized | Lascia un commento

La strada delle stelleLa poesia e la solidarietà, un binomio spesso legato, come per Francesco Bernardin, che ha devoluto i fondi raccolti per il libro “26 Dicembre 2004” alle vittime dello Tsunami nel sud-est asiatico e soprattutto ha condiviso il suo percorso letterario con Don Gallo e la comunità “San Benedetto al Porto”. Don Gallo era un punto di riferimento per il mondo della solidarietà e dell’impegno sociale a Genova, è stato un amico anche di Reach Italia. Francesco Bernardin nella recensione del libro “La Strada Delle Stelle” racconta proprio l’aiuto ricevuto da Don Gallo.

 

All’età di 20 anni presi una penna ed un foglio perché all’epoca non possedevo un computer e iniziai a scrivere tutto ciò che mi passava per la testa. Mi affascinavano non solo la poesia dei Poeti maledetti francesi del 1800 ma anche i romanzi e le storie degli svariati scrittori americani del 1900: essi da un lato raccontavano con vera spontaneità i loro viaggi, il vagabondare sulle strade, le scorribande, i loro amori intrecciati, l’estasi per la vita, il respirare a pieni polmoni, dall’altro, tuttavia, anche l’eterna tristezza, la paura della morte, i risvolti patologici dell’essere “folle ma libero”, i manicomi ecc. ecc.
Per anni ho ascoltato soltanto la musica di Fabrizio De Andrè e Francesco Guccini trovando in queste la magia della poesia accompagnata dalla musica.
Successivamente iniziai a partecipare a qualche concorso, a volte con soddisfacenti pubblicazioni su antologie di poeti contemporanei.
Nel 2003 conobbi Fernanda Pivano (scrittrice e traduttrice dei più famosi libri americani); fui invitato nella sua abitazione a Milano e le consegnai alcune mie produzioni poetiche. Dopo aver letto qualcosa, mi disse riprendendomi con voce alta che possedevo sì il dono della poesia e uno stile personale, ma che dovevo sviluppare la tecnica, studiare e confrontarmi ancora, e ancora per tutta la vita – perché non si finisce mai di studiare e confrontarsi – con altri scrittori e poeti, cercando così di fare ulteriori progressi, conoscenze e migliorare.
Bevemmo un thé discorrendo dei suoi amici della Beat Generation, del concetto da loro introdotto della libertà sessuale, del movimento giovanile anni ’60-’70 e della cultura hippie; prima di ripartire per Genova mi disse un’ultima cosa su Fabrizio De Andrè: “Faber aveva il dono di avere la voce di Dio…”, e con questa “chicca” ci salutammo.
Uscito dalla abitazione per raggiungere il metrò – destinazione Stazione Centrale, ripensai più volte al fortunato e stupendo incontro capitatomi.
Tempo dopo a Camogli incontrai Jole Piccinino, ideatrice di “Hdemia”, “Un Mare Di Donne” e tante altre iniziative. Mi trovavo in quell’occasione per far leggere anche a lei alcuni miei testi. Fu un incontro positivo e lei mi spronò a far pubblicare una raccolta di poesie che nel 2004, per l’appunto, trovò il sostegno di una piccola casa editrice di Genova. Il libro s’intitolava “L’Ultima Hall”.
Il 26 dicembre 2004 lo Tsunami sul Sud-Est Asiatico che fece registrare circa 300mila vittime mi colpì molto non solo perché alcuni mesi prima di allora ero stato in Thailandia proprio in quelle zone poi devastate, ma soprattutto perché avevo conosciuto diverse persone che sono volate in cielo, inghiottite da quell’onda gigantesca e maledetta.
Iniziai a scrivere poesie su questo tema, nel 2006 le raggruppai e feci stampare un piccolo libro, “26 dicembre 2004”, col patrocinio del mio comune, Uscio.
In seguito continuai a scrivere assiduamente di tutto e di più, iniziai anche un romanzo lasciato tutt’oggi incompleto. L’estate del 2012 presi un appuntamento con Don Andrea Gallo, così il 2 luglio mi recai in comunità S. Benedetto al porto di Genova. Entrai e la “Lilly”, l’anziana signora braccio destro di Don Andrea, mi disse di andare nell’altra saletta che il “Don” mi stava aspettando alla sua scrivania. Fu un momento che mi segnò molto; parlammo innanzitutto di suo padre: quando mi presentai mi disse sorridente che avevo lo stesso nome di lui, Francesco; parlammo della comunità, delle tante battaglie che fece e dopo aver letto una mia poesia intitolata “Genova” mi invitò quella stessa sera in Piazza del Carmine perché ogni anno il 2 luglio lì si svolgeva la sua festa. Mi raccontò con un’energia e una passione straordinarie di quel famoso giorno, l’anniversario delle manifestazioni spontanee del 1970 che si sono svolte nel quartier del Carmine a sostegno di lui, allontanato dalla curia contro il volere degli abitanti.
Da quegli avvenimenti nacque il percorso del prete da marciapiede e successivamente la Comunità S. Benedetto. La manifestazione prende il titolo dalla risposta che, ai tempi, un bambino diede ad un vigile che gli domandò perché stesse piangendo: “Mi hanno rubato il prete!”, esclamò.
Infine chiesi al “Don” se poteva aiutarmi a pubblicare un libro di poesie sull’emarginazione, la prostituzione e la Genova notturna; tutti temi che potevano interessargli. Mi diede il suo consenso e affermò che mi avrebbe anche curato la prefazione; contattò la casa editrice “Sensibili alle foglie” di Renato Curcio con cui comunicai in seguito.
Lo ringraziai e ci rivedemmo un’ora dopo al Carmine. Cenai al suo tavolo e, durante la serata, il Don salì sul palco con la mia poesia dicendo diretto alla folla, compreso il sindaco della città Andrea Doria, che la sua scuola era ed è sempre stata la strada, e che aveva conosciuto me proprio quello stesso pomeriggio. Mi invitò a salire al suo fianco, ma la pressione e la timidezza si stavano facendo troppo forti nonostante l’onore, perciò restai seduto al tavolo ad ascoltarlo.(clicca qui per vedere il video dal minuto 4:04).
L’autunno via via avanzava ed io mi accingevo a partire per una nuova avventura in Brasile. Don Andrea non aveva ancora preparato la prefazione poiché comunque molto impegnato, così assieme a Renato Curcio decidemmo di pubblicare il libro al mio ritorno in primavera ma, ahimè, tornai a fine maggio, una settimana dopo che Don Gallo era venuto a mancare.
Contattai un amico, Bruno Wolf, per sapere se avesse avuto il piacere di farmela lui. A settembre 2013 uscì la tanto sospirata raccolta di poesie intitolata “La Strada Delle Stelle”.

Mentre “L’Ultima Hall” tratta temi quali il viaggio con la mente, la tristezza, lo scappare, il rifugiarsi da qualcosa che incute paura come anche l’esistenza difficile da affrontare per anime sensibili, gli altri due libri, invece, riguardano temi di vite concrete. Sofferenze vissute sulla mia pelle e spezzate da persone conosciute nella mia città o in terre lontane; emozioni che mi sono state trasmesse e lasciate indelebili dentro il corpo e la mente.
Scrivere, a volte, è come urlare in silenzio attraverso un foglio bianco per poi ascoltarsi quando lo si rilegge.

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