Oppedisano (ForumSaD): “I temi della bioetica meritano grande attenzione, da evitare considerazioni mediatiche”

31 luglio 2014 alle 08:28 | Pubblicato su Uncategorized | Lascia un commento

oppedisano_2378-1--U1101966958923GqE-300x204Tra la cultura della vita e quella della morte, Save the Children fa fatica a mantenere un equilibrio virtuoso. La ragione sociale dell’associazione rimanda all’impegno per salvare i bambini nei paesi più poveri del mondo. In Africa tale attività è collegata anche alla lotta alla mortalità infantile, la battaglia prioritaria per risollevare le condizioni di alcune zone del “continente nero”. Sconfiggere la malnutrizione, garantire l’istruzione e le cure mediche dovrebbe essere la sfida totalizzante di un’associazione che ha nel suo nome la missione di salvare i bambini. Save the Children, invece, si occupa anche di altro, lanciandosi in proposte di tipo scientifico. La “multinazionale” della solidarietà opera in vari Paesi, differenziando il suo profilo comunicativo in base all’atmosfera culturale delle varie nazioni.

E’ notizia degli ultimi giorni l’impegno di Save the Children in Scozia, attraverso il comitato Together di cui è il membro più importante, per introdurre l’eutanasia anche per i minori, i bambini, seguendo il modello belga. Ne abbiamo parlato con Corrado Oppedisano, consigliere nazionale presso il ForumSad, il forum permanente per il sostegno a distanza:

“La fondatrice di Save the Children Eglantyne Jebb, sosteneva che tutte le persone dovrebbero reclamare diritti imprescindibili per i bambini e lottare per il loro riconoscimento universale in modo che non solo gli operatori del settore umanitario e per l’infanzia, ma chiunque sia, in un modo o nell’altro, in contatto con i bambini – quindi la stragrande maggioranza degli esseri umani – possa portare avanti questi diritti. Sulle affermazioni condivise della fondatrice di Save non s’intravedono barriere. Cooperazione internazionale per lo sviluppo dei popoli e ogni progetto di sostegno a distanza arricchiscono questi precetti perché riempiono la vita delle persone non solo di speranza e misericordia ma di utensili per la vita, strumenti attivi per il progredire. E’ logico che chi ingaggia una battaglia politica sui temi della bioetica – come avvenuto in Scozia- , rispetto il fine vita, anche per i bambini in particolari situazioni sanitarie, merita rispetto sull’espressione massima del diritto di opinione. Chiaro è che, essendo anche una ONG e per definizione “non governativa” l’intervento rientra nelle tradizioni laiche e indipendenti dei movimenti internazionali. E se proprio si vuole argomentare sulla questione Eutanasia, argomento di discussione in ogni terra, italia compresa, spiegherei bene le motivazioni che portano una organizzazione umanitaria che lotta “per la vita” ad occuparsi del “fine vita” in uno stato in particolare.
Da una parte si sollecita l’elaborazione di una normativa che consenta la possibilità del rifiuto delle cure – in quanto ritenute sproporzionate dal paziente dall’altra angolo di veduta, proteggere il medico da eventuali accuse, come quella di omicidio del consenziente o di aiuto al suicidio. In sostanza si sostiene che l’eutanasia non si può mai approvare, come non si possono condannare le persone che compiono un simile gesto su richiesta di una persona ridotta agli estremi e per puro sentimento di altruismo.
“La prosecuzione della vita umana fisica non è di per sé il principio primo e assoluto. Sopra di esso sta quello della dignità umana” .
Molte questioni che riguardano la nascita e la fine della vita sono ancora zone di frontiera dove non è evidente quale sia il vero bene proprio perché affrontato nel modo sbagliato.
Tutto ciò respinge una sorta di banale e consuetudine mediatica, rispettando invece la delicatezza e la fermezza di un necessario dialogo, contro una sorta di monologia imposta da una rete che sembra incontrare le persone ma in realtà, le potrebbe pericolosamente allontanare. Userei le 140 battute in stile twitter per invitarci ad un pubblico confronto sul tema, fateci sapere quando e dove e ci saremo”

Fonte: Ciro Troise per “La Voce d’Italia”

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