In mare un massacro di migranti, l’Italia faccia prevenzione

29 settembre 2014 alle 10:00 | Pubblicato su Uncategorized | Lascia un commento

corrado oppedisanoDal primo gennaio ad oggi sono sbarcati in Italia 125.876 migranti, di cui 9820 minori non accompagnati. Le richieste di protezione internazionale, dalle circa 23mila di tutto il 2013 sono giunte a 38mila, sino ad oggi. (ANSA).

L’enorme flusso di migranti crea un sovraffollamento dei centri di accoglienza e un sovraccarico di lavoro che porta ad un inevitabile ritardo sulle richieste di asilo. La buona notizia è che il decreto legge approvato a luglio dal Consiglio dei ministri ha previsto un aumento delle commissioni territoriali per l’analisi delle domande – passate da 10 a 20 – e delle sezioni (da 10 a 30).

La questione però si infittisce, poiché, il flusso dei profughi e la loro dinamica cambia, infatti, non sono più persone che cercano di raggiungere l’Europa da migranti, ma fuggono da situazioni di conflitto a prescindere dalla destinazione. La prova è l’aumento delle richieste di protezione internazionale per l’Italia che, dalle 23mila di tutto il 2013 sono oggi a 38mila per il 2014, + 15.000 persone richiedono protezione all’Italia.

Per far fronte all’accoglienza, sono stati reperiti, attraverso le regioni 19.400 posti/persona con un costo di 247 milioni all’anno.(ANSA). E’ questa la più grande migrazione di profughi che si sia mai verificata nel Mediterraneo.
E poi morte e disperazione. Il 10 Settembre il naufragio di un barcone diretto in Grecia a 150 miglia dalla costa egiziana lascia in mare 500 persone che perdono la vita. 6 sono i superstiti trasportati a Creta. Gli altri superstiti sono stati trasferiti ad Atene. Altri 2 superstiti a Malta e 3 in Sicilia, il che porta il numero totale di superstiti a 11 persone, su un totale di 500 persone presenti sulla barca.

L’Italia acceleri l’applicazione del decreto legge n. 119 del 22/ agosto 2014 per snellire e rendere veloci i riconoscimenti e le procedure di valutazione del diritto all’asilo.

Ad oggi le Commissioni territoriali per il riconoscimento della protezione internazionale dispongono le audizioni per i richiedenti asilo entro 30 giorni dalla domanda, ed entro 3 giorni dalla conclusione del colloquio deve pronunciarsi in merito alla domanda. La decisione resta collegiale, ma il colloquio con il nuovo Decreto si potrà svolgere alla presenza di uno solo dei componenti della Commissione- art 5 comma 6b-1bis-

Altra nota rilevante è che Le Commissioni territoriali vengono “incardinate” presso le Prefetture; possono essere aumentate fino a 20 e anche a 30, se l’afflusso di richieste di protezione è molto alto, art 5 c1. Possibile anche l’assegnazione dei fascicoli dei vari casi da una Commissione all’altra. Infine per quanto concerne l’accoglienza: a chi non rientra nei CARA sarà garantita quella nello Sprar, il cui relativo fondo viene aumentato a 9 milioni per il 2014 e 10.6 milioni per il 2015.

Alla luce di queste considerazioni il bilancio delle vittime nel mediterraneo diventa pesantissimo. Gli ultimi due recenti eventi di disperazione registrano 700 morti in mare in pochi giorni.

Tutto ciò impone misure per il soccorso nell’emergenza, in alto mare, come sostenuto da ” Mare Nostrum “, dall’altra una forte azione di prevenzione nelle acque internazionali della UE/NU per fermare, trafficanti e aguzzini, di morte, che dopo aver depredato anime disperate, di bambini, madri, persone le “accompagnano” alla morte.

Italia, UE e NU devono concertare misure di prevenzione contro questo continuo massacro, alimentato da decine di conflitti bellici, fame miseria e carestie.
E’ urgente l’attuazione di procedure che diano attuazione e apertura a canali umanitari, protetti dalle UE- NU supervisionati da UNHCR.

Insistiamo sostenendo che le misure di Cooperazione Internazionale adottate dal nostro paese, tra MAECI, ONG Italiane in una serie di interventi mirati a sostenere persone e comunità locali, si sono rivelate fondamentali per la prevenzione e la protezione internazionale rispetto lo sradicamento sociale e la fuga dai paesi poveri del mondo.

In questi anni, nelle zone di conflitto decine di Organismi Umanitari hanno dimostrato competenza ed elevata affidabilità nel sostenere comunità e persone, grazie agli interventi e i progetti di CIS, in presenza.

Questo status e presenza umana, di tanti operatori Italiani e UE, impone una collaborazione tra UE-OUN-( UTL / MAECI) e organizzazioni umanitarie presenti nei paesi partner, al fine di realizzare unità mobili di prevenzione e contatto, a favore di persone, profughi e RA, in via di fuga verso l’UE.

Fonte: Corrado Oppedisano – Responsabile nazionale ForumSad Cooperazione Internazionale

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