Oppedisano: “Nel 2014 un disastro umanitario, nel 2015 ultima chance per l’Europa”

14 gennaio 2015 alle 17:31 | Pubblicato su Uncategorized | Lascia un commento

corrado oppedisano“Si spezza il cuore leggendo i rapporti di UNHCR, Unicef e ONG su bambini e famiglie distrutte che continuano a morire cercando un posto dove vivere, un angolo di paradiso, attraversando i mari della speranza”.
Così introduce la chiacchierata con noi Corrado Oppedisano, consigliere nazionale del ForumSaD, sulla situazione complessiva della comunità internazionale.

Termina il 2014, inizia il 2015, è tempo di bilanci, dati. Cosa hai pensato leggendo i rapporti di Unhcr, Unicef e ONG su bambini e famiglie?

“I dati trasmessi dall’Agenzia Onu per i rifugiati sono molto preoccupanti e fotografano un disastro umanitario: 3.419 sono i morte nel 2014, degli oltre 207.000 migranti che hanno tentato la traversata nel mediterraneo fuggendo dalla morte, guerre e disperazione.
Nel 2014 oltre 200.000 persone nel mediterraneo hanno cercato nuove terre su cui vivere. Tre volte in più del 2011 quando erano 70.000 le persone che fuggivano dai conflitti in Libia, in Ucraina e in Siria-Iraq. La costa libica è il punto d’imbarco la rotta è l’Italia, Malta, Grecia, ma è l’Italia la meta ambita per il transito verso il nord Europa.
Nel 2014 il numero di richiedenti asilo è cresciuto. Per la prima volta quest’anno, le persone provenienti da paesi soprattutto Siria ed Eritrea sono quasi il 50% del flusso migratorio.
Non è solo il Mare Mediterraneo interessato, (Unhcr) nella regione del Corno d’Africa ad esempio, 82.680 persone hanno attraversato il Golfo di Aden e il Mar Rosso nel 2014. Nel sud-est asiatico, la stima è di circa 54.000 partiti da Bangladesh o Birmania verso Thailandia e Malesia. Nei Caraibi infine, il dato è di almeno 4.775.
I dati diffusi dall’Alto commissario dell’Onu per i rifugiati, António Guterres, fanno riflettere, come l’obiettivo delle NU deve concentrarsi verso la protezione internazionale dei migranti in mare alzando lo sguardo verso i 15 milioni di bambini coinvolti nei conflitti in una continua battaglia contro le cause di cotanta sventura”


A peggiorare la situazione ci sono poi i tanti conflitti armati in giro per il mondo. Cosa stanno facendo le organizzazioni umanitarie per affrontare questa grave problematica?

“A livello globale sono 230 milioni i bambini che vivono in paesi e aree colpite da conflitti armati. Secondo l’UNICEF il 2014 è stato un anno di orrore, paura e disperazione. Sono 15 milioni i bambini -stimati– coinvolti in conflitti violenti nella Repubblica Centrafricana, Iraq, Sud Sudan, Stato della Palestina, Siria e Ucraina – compresi i bambini sfollati interni o che vivono da rifugiati. Per milioni di bambini è stato un anno devastante: bambini uccisi mentre erano a scuola, nelle classi a studiare, mentre dormivano nelle loro case.
Sono rimasti orfani, rapiti, torturati, reclutati, violentati e perfino venduti come schiavi. Mai nella storia recente così tanti bambini sono stati soggetti a brutalità così orribili. Centinaia di bambini sempre 2014-sono stati rapiti dalle loro scuole o mentre erano sulla strada in difesi. Migliaia sono i reclutati o usati da forze o gruppi armati.
Ad esempio nella Repubblica Centrafricana 2,3 milioni di bambini sono stati coinvolti da conflitti, fino a 10.000 bambini si ritiene siano stati reclutati da gruppi armati nell’ultimo anno e più di 439 bambini sono stati uccisi o mutilati – 3 volte di più rispetto al 2013.
A Gaza 54.000 bambini sono rimasti senza casa in seguito a 50 giorni di conflitto durante l’estate che hanno visto 538 bambini uccisi e più di 3.370 feriti. In Siria più di 7,3 milioni sono i bambini colpiti dal conflitto compresi 1,7 milioni di bambini rifugiati, le Nazioni Unite hanno verificato almeno 35 attacchi a scuole nei primi nove mesi dell’anno, durante i quali 105 bambini sono stati uccisi e altri 300 sono stati feriti.
In Iraq, dove si stima che 2,7 milioni di bambini sono stati colpiti dal conflitto, almeno 700 hanno subito amputazioni, sono stati uccisi o ammazzati per esecuzione, nel 2014. In entrambi i paesi, i bambini sono stati vittime, testimoni e anche perpetratori di violenze brutali e estreme sempre crescenti.
Nel Sud del Sudan si stima che 235.000 bambini sotto i 5 anni soffrono di malnutrizione cronica. Quasi 750.000 bambini sono sfollati e più di 320.000 vivono come rifugiati. Secondo i dati delle Nazioni Unite, quest’anno più di 600 bambini sono stati uccisi e oltre 200 hanno subito amputazioni, circa 12.000 bambini sono utilizzati da gruppi e forze armati.
Il numero totale delle crisi nel 2014 indica che molte sono state dimenticate velocemente o hanno ricevuto poca attenzione, quelle che si sono protratte in paesi come Afghanistan, Repubblica Democratica del Congo, Nigeria, Pakistan, Somalia, Sudan e Yemen hanno continuato a mietere giovani vittime.
Nell’affrontare accessi umanitari ristretti, condizioni d’insicurezza e sfide nei finanziamenti, le organizzazioni umanitarie hanno collaborato insieme per garantire assistenza e servizi come istruzione e supporto psicologico per aiutare i bambini a crescere in alcuni dei luoghi più pericolosi della terra.
Nella Repubblica Centrafricana, appena le condizioni di sicurezza lo permetteranno, inizierà una campagna per portare a scuola 662.000 bambini. In Iraq e Siria circa 68 milioni di dosi di vaccini contro la poliomelite sono stati consegnati nei paesi del Medio Oriente, in Iraq e Siria. Nel Sud del Sudan più di 70.000 bambini sono stati curati per malnutrizione acuta”

Le organizzazioni umanitarie in prima fila per affrontare le situazioni più difficili. Cosa fa, invece, la comunità internazionale e in maniera specifica l’Unione Europea per contrastare conflitti e dare il proprio contributo per migliorare le condizioni generali?

“In questo bollettino di guerra, non mancano defezioni comunitarie del sistema Europa. Diventa prioritario ripristinare un sistema d’accoglienza che offra condizioni di vita dignitose ai rifugiati, migranti e richiedenti asilo attraverso un’adeguata protezione e assistenza sanitaria. Il 90% di richiedenti asilo sono Siriani. Secondo le autorità nazionali, quest’anno più di 14.000 persone – di cui oltre il 90% in fuga dalla Siria devastata dalla guerra – hanno intrapreso un viaggio pericoloso attraverso il Mar Egeo, imbarcati su piccoli natanti che dalla Turchia hanno fatto rotta verso le Isole Egee, in cerca di protezione. A causa dell’insufficienza di strutture idonee ad ospitarli, molti rifugiati dormono all’aperto per giorni, esposti al freddo, o in stazioni di polizia sovraffollate, aspettando di essere trasferiti sulla terraferma Greca.
In questi dati si legge la lontananza dal voler o poter cambiare le cose a livello comunitario e internazionale.
I rapporti dell’alto commissario per i rifugiati UNHCR ci preoccupano, poiché condizioni precarie di accoglienza sono insostenibili anche per una sola notte, soprattutto per chi fugge dalla guerra e già soffre fisicamente e psicologicamente.
Poco viene offerto, dopo un viaggio così estenuante e pericoloso per la loro salute. Molti riferiscono di essere stati respinti verso la Turchia prima di riuscire a raggiungere le coste greche nonostante l’obbligo di rispettare i diritti fondamentali di tutti gli individui sotto la propria giurisdizione.
Che tristezza dover ricordare che ogni stato “deve garantire sempre” il principio di non respingimento dei rifugiati e richiedenti asilo che arrivano via mare e via terra, e assicurare a quelle persone un trattamento dignitoso al momento dell’arrivo, incluso l’accesso a una procedura per la richiesta di asilo efficace ed equa e celere, in particolare se in procinto di ricongiungimento famigliare.
Ma la paura resta e la guerra infuria in ampie aree del Medio Oriente, dell’Africa e in altre zone. UNHCR stima che 5,5 milioni di persone siano state costrette a lasciare le proprie case già nei primi sei mesi del 2014, segnalando un ulteriore aumento delle persone in fuga.
Sembra che il mondo abbia perso la capacità di risolvere e prevenire i conflitti e questo immobilismo produrrà inutili recinzioni, mentre condizioni di vita disumane sulle isole, nei mari, non avranno un effetto deterrente sulla disperazione delle persone costrette a intraprendere percorsi sempre più pericolosi in cerca di salvezza, rimettendoci la vita.
Ma quali siano i parametri umanitari per “accedere alla vita” secondo Bruxelles, non si è ancora capito.
La questione Euromediterraneo, -tra Grecia, Italia, Spagna, Cipro, Malta,- impone una politica Europea che rispecchi le esigenze di una vexata quaestio che infiamma il terzo millennio: l’assenza della comunità internazionale, prevenzione e intervento sulle delicate questioni tra guerre e carestie.
Dinanzi a persone costrette a morire sui barconi in fuga dai loro paesi, non è più possibile ascoltare in silenzio l’indifferenza dilagante che alimenta il peggior crimine del terzo millennio o ancor peggio ascoltare la voce di chi indica l’altrui disperazione come un pericolo.
Vanno ripristinate linee di pace e concordia fra le genti attraverso politiche e iniziative Comunitarie di contrasto alle cause scatenanti un esodo che continua a pagare biglietti di sola andata verso una speranza, che si chiama anche Europa.
Morire affogati nei mari Europei con i propri figli o essere uccisi da guerre, carestie e miseria nei loro territori, sempre, ogni giorno, senza speranza non è una politica e non può rappresentare il pensiero della “grande Europa” dei popoli, aldilà di dove i focolai si sono accesi.
Per l’Europa dei popoli, della pace e della democrazia, della libertà un’ultima chance per dimostrare la sua grande capacità nel ritrovare la pace anche al di fuori dei suoi confini.
Per gli obiettivi del millennio questo resta ancora un autogoal. E siamo al 2015”

Fonte: Ciro Troise per “La Voce d’Italia”

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